XXV-
E DELLE PRODIGIOSE ELEMOSINE CHE RICEVE. Impiegando Sr. Colomba qualche giorno per mettere in ordine alla meglio il nuovo appartamento, aveva fatto pulire e scopare tutti gli ambienti che consistevano in due uguali piani, composto ciascuno di una grande sala con quattro camere all'angolo, che il tutto consisteva in due sale e otto camere, al pianterreno poi aveva altre rozze camere ad uso di cantina, legnaia, ed altri bugigattoli. Ma in quale stato però! Fu costretta chiudere le finestre con grosse tele, le porte con stuoie, con la paglia certi forami, e scissure dei muri, e non bastando questi ripari, soffiava il vento d'ogni parte in modo che stando con le due compagne presso il fuoco, riscaldavasi una parte del corpo, mentre l'altra si raffreddava: piangeva la piccola Barbaruccia, che in allora contava cinque in sei anni, e Sr. Colomba la veniva consolando col coprirla di tele e col rammentarle che soffrisse per amore di Gesù Bambino, che volle nascere in una stalla ed in rigida stagione. Avendo accomodato una camera a mo di cappella, intrapresi subito i soliti esercizi di pietà in compagnia di Sr. Angiola, ed un'altra camera essendo stata mobiliata di piccole sedie, servì di scuola che dopo pochi giorni del suo ingresso ne Ritiro, rifece con sommo suo giubilo. Nello stesso anno 1729, ossia pochi mesi dopo di tale ingresso di Sr. Colomba nel palazzo, accadde che l'Arciprete Marchetti fosse chiamato all'Arcipretura di Morlupo sua Patria e qual non fu il dolore di Sr. Colomba nel vedersi priva di si zelante e dotto direttore spirituale! Lo sostituì per quattro mesi il Cappellano Don Domenico Rossetti, che non servendo ad altro che a celebrare la Messa ed ascoltare passivamente le confessioni, ricorreva invece egli stesso a Sr. Colomba in ogni suo emergente, e quando accadeva qualche cosa in paese che spettasse a cura del Parroco, tanto i Moriconesi che il Cappellano andavano ad essa per prendere consigli come dovevano regolarsi che poi pregando il Signore che la illuminasse, riusciva ottimamente in tutto con soddisfazione del popolo. Quante preghiere non fece nei quattro mesi di vacanze, perché il Signore avesse provveduto la popolazione di buon pastore e lei di direttore saggio! Andavano spesso persone a notificarle essere già stato eletto il nuovo Arciprete or nella persona di un tal Sacerdote, or di un altro, ma essa poco credendo, rispondeva loro negativamente, ed a ragione; imperò stando un giorno a pregare per tale effetto, le fu in ispirito fatto vedere un prete a cavallo venire verso Moricone, col quale essendosi reciprocati i saluti, le fu dato conoscere da quegli essere il nuovo Arciprete, persona forestiera d'ignoto paese. Senza manifestar perciò alle persone questa sua visione, rispondeva francamente non essere vere quelle fantasticate elezioni, asserendo sola dover cadere sopra un Sacerdote forastiero da niun conosciuto. Pochi giorni dopo infatti arrivò in Moricone, e fu il Sig D. Angelo Prosseda da Norma, e la mattina subito dopo andata Sr. Colomba alla di lui Messa, vide l'uomo appunto che aveva scorto in visione, e passata di poi in Sagrestia, lo complimentò e si offerirono a vicenda le loro servitù. Ma n'era addolorata Sr. Colomba, perché per essere troppo giovane lo conobbe incapace a dirigere nella via della “Perfezione” le anime che v'aspiravano; così diagnosticò e così fù; perché dovendogli egli restituire la visita, fu a trovarla al Ritiro e appena giunto in mezzo alle scolare e alla presenza delle due Maestre anziché introdurre un discorso edificante a quella pia congregazione, data un'occhiata intorno, salutò tutte con una solennissima risata e con cento facezie e burle. Si sbigottì Sr. Colomba e indirizzando la mente al suo Sposo Signore pregollo ad aiutarlo... Nel seguito però di questa storia vedrassi quanto zelante ed affezionato addivenisse questo Sacerdote al Sacro Ritiro di Sr. Colomba, e come la dirigesse con piena soddisfazione. Essendo poi venuto solo, fu costretta essa cucinargli ed assisterlo nelle di lui bisogna, mandandogli il pranzo e l'occorrente per una giovinetta che teneva per sortire, finché dopo sei mesi arrivando in Moricone un di lui fratello e due sorelle, ottime giovani, ne assunsero il governo. Monsignor Andrei(1 Vescovo suffraganeo di Sabina venuto a Moricone per la sacra visita volle visitare il Ritiro di Sr. Colomba, e rimasto soddisfatto e contento, si rivolse all'Arciprete dicendogli: «Voi avete un tesoro, coltivate queste due Vergini e tutte le scolare, non vi stancate, faticate, che io prognostico gran cose, essendo opera tutta di Dio» Volle, comunicare Sr. Colomba, e partendo lasciò qualche elemosina pel Ritiro, e continuò per vari anni a scriverle, pregandola consigliarlo in vari suoi dubbi. Come arrossiva essa nel leggere quegli umili fogli! Quanta confusione provava nel vedersi consultata da un Vescovo! Ma non minore era la di lei umiltà in rispondergli, protestandosi di ciò fare in virtù di Santa Obedienza, e pregando tenere non suoi quei consigli, ma di Dio solo che così illuminava scrivere. Vedendo l'Arciprete Prosseda gli andamenti di queste due Monache e la stima in cui era Sr. Colomba appó Monsignor Vescovo, andava vieppiù prendendo impegno in diriggerle, comandandole atti di mortificazione, privandola talora della Comunione e suggerendola ancora nella direzione della scuola ecc... ecc... Godeva essa in vedersi mortificata in tali modi e nella Messa dell'Arciprete mentr'egli si comunicava, non potendo accostarsi ella pure a ricevere il suo Signore, facendo atti di fervido desiderio, apriva la bocca e lo riceveva spiritualmente, e stringendoselo amorosamente al petto giubilava non altrimenti l'avesse ricevuto sacramentalmente e udendo lagnarsi Sr. Angiola e le giovani più grandi per essere prive della Comunione, insegnava loro il modo di comunicarsi spiritualmente con l'aprire ancora la bocca nell'atto si comunicava il Sacerdote, e non provando poi esse quel giubilo che s'aspettavano e definito da Sr. Colomba: «Beata voi, le dicevano, che sapete fare, noi non sappiamo.» Una delle buone sorelle dell'Arciprete Prosseda essendosi molto edificata per gli atti virtuosi che vedeva praticati da Sr. Colomba, chiese d'essere ricevuta nel Sacro Ritiro,.e datone esperimento per vari mesi, vestì l'Abito, e fu monaca di rare virtù. Nacque da ciò che l'Arciprete prendendone sempre più affetto, accresceva l'impegno di dirigerle si nello spirito che negli interessi temporali con soddisfazione di tutte. Sparsa voce, pei circostanti paesi, delle belle virtù praticavansi nel Ritiro di Moricone, molti genitori mandavano le loro figlie ad apprendere l'educazione si religiosa che civile, sotto il titolo di, educande, ed essendo in poco tempo cresciute fino al n° di dodici, si conviveva così nel numero di sedici, comprese tre monache e Barbaruccia che come si disse vestiva da monaca senza però professione de’ voti. La scuola poi delle esterne era numerosissima di piccole, di grandicelle, di maritate e di védove, e vedevasi di giorno in giorno corretto il vizio, fiorire le virtù, ed edificato tutto il paese. Procedevano le cose con piena regola, quando nel 1735, sei anni dopo la fondazione del Sacro Ritiro; avvenne grande carestia, ne Sr. Colomba volendo riscuotere le dozzine delle educande, dicendo non essere conveniente che in un'opera di carità v'entrasse l'interesse, l'Arciprete (com'era giusto) consigliava almeno mandare a casa le giovani, dicendo riceverle di poi, cessata la penuria, ma Sr. Colomba che tutta confidava in Dio, non volle, e nell'atto che un giorno l’Arciprete s'inquietava per tale ragione, fu suonato il campanello della porta: v'accorse esso e vide un bellissimo giovane che disse portare due some di grano a Sr. Colomba. Chiamata questa, le fu presentata una lettera, dove lesse che un benefattore anonimo le mandava quel grano, pregandola accettarlo per amor di Dio: voleva essa sapere chi era quel benefattore, ma il giovane insistendo in tacere: «Vostra Reverenza, adisse, prenda il grano e non pensi ad altro. Scaricato ed introdotto, partì quel giovane, fatta modesta riverenza e lasciando impressa a tutte la bellezza del suo volto e la compostezza dei suoi atti; pensando ognuno chi mai egli si fosse, ed interrogatesi a vicenda, non fu dato loro rilevarlo. Il grano poi fu trovato si bello e mondo, che per quanto ricerca fosse fatta non fu trovato un vago di zizzania, e macinato e fatto del pane, riuscì così bianco e saporito che destava meraviglia e devozione, bastando poi per parecchi mesi fino alla nuova raccolta, contro l’aspettazione di tutte. Si sparse voce pel paese, e molti ne chiedevano per devozione e ne davano a mangiare agli ammalati, dicendo essere portato da un Angiolo: né mancavano altri con beffardo sorriso a mormorare, sembrando loro impossibile regalarsi grano e tanto bello in quella penuria. Di nulla rattristavasi Sr. Colomba a quelle dicerie, che anzi giubilando in se, soffriva per amor di Dio, rispondendo a chi riferiva tali motti: - compatiamoli, non conoscono Dio; preghiamo per essi-. Essendo un'altro giorno andata in cantina per attinger vino, un’educanda (poiché ciascuna aveva il proprio ufficio) riportò novella alla Superiora essere esausta la botte, né più emetterne che a filo, ed essa alzando gli occhi al cielo fu veduta pregare. Non importa, dissero tutte, noi ci berremo l'acqua nel tempo del pranzo, e ci contenteremo di un assaggio nel fine: in cosi dire ecco una suonata di campanello, v'accorse Suor Colomba, e lo stesso giovine, che portò il grano, presentolle una lettera, che letta, rilevò dovere accettare per amor di Dio due some di vino. Ma chi siete? lo richiese essa, chi vi manda? Ma avendo da quel giovine la risposta di dover accettare, né curarsi del benefattore, fu salutata con somma modestia da lui, dopo avere già scaricato il vino e riposto in cantina. Questo era poi di squisitissimo sapore e bastò, fino alla nuova vendemmia. Crebbe nel paese e la devota meraviglia di alcuni che accorsero per divozione ad assaggiare, e la maligna diceria di altri, ma di tutto ridendosi Sr. Colomba, ringraziava il suo Signore che così la provvedesse e in pari tempo la mortificasse. In questo modo di povertà e di ammirabile provvidenza fondò essa, e proseguì per anni a governare le religiose e le educande, ricusando sempre quanto le era offerto dai genitori di queste a titolo di dozzine, e persino cinquecento scudi che voleva assegnarle il Padre nell'atto che si partì da casa, a titolo di dote. -Io sono povera –diceva- devo perciò professare questo voto da me giurato al mio Sposo Gesù, ed Egli solo mi deve soccorrere: questo Sacro Ritiro non è opera mia, è tutta di Lui, dunque a Lui solo spetta provvederlo-. Per nove o dieci anni, dacché fu fondato il Sacro Ritiro, e che fu mantenuto in questa maniera di elemosine, accorrevano poveri alla porta ed a nessuno ebbe mai a negarsi soccorso o di pane o di vino o di qualche vitto, e tutto veniva per carità senza mai chiedere a nessuno, e molte volte senza neppur sapere né donde, né da chi. Sola Sr. Colomba quando vedeva mancare qualche genere: Gesù mio, diceva, manca l'olio, per esempio, oppure, manca il vino ecc. non andava guari, che il genere chiesto a Dio veniva provveduto. Gesù mio, proseguiva, voi siete il. nostro Sposo, Maria SS.ma, voi siete la nostra Mamma; le vostre figlie, le vostre figlie hanno fame, vogliamo mangiare, vogliamo vivere per servirvi e lieta senza pensare ad altro, ripiena di santa Fede, era provveduta di tutto. Vedete, diceva alle sorelle, alle educande, alle scolare, vedete, bisogna avere Fede in Dio, mai dubitare della Divina Provvidenza, mentre Dio ci dice: spogliati di te e vestiti di me, pensa a me, che io penso a te, e così allegra per molti anni governò il Sacro suo Ritiro, come avrebbe continuato, se un Vescovo, facendo visita a Sr. Colomba, non l’avesse dissuasa, e sott’Obbedienza, non avesse imposto le doti(2 alle monacande, e le dozzine(3 alle giovinette che andavano ad apprendere la educazione, come diremo a suo luogo. 1) (NdR) Nel periodo descritto dal Massari, il nome di Andrei non è registrato come Vescovo di Magliano nel xviii secolo: “Trasferito a Frascati, ai 24 luglio 1730 Clemente XII (il quale finalmente tolse l'inconveniente delle frequentissime mozioni, lasciando queste alle sole chiese di Porto, e di Ostia e Velletri), dichiarò vescovo di Sabina il benemerentiisimo cardinal Annibale ALBANI, che emulando l'antecessore*, arricchì e abbelli non solo il seminario, la cattedrale e I' episcopio, ma tutta ancora la città di Magliano.” *) I Vescovi predecessori di Albani, dal 1719 al 1730 sono stati: Francesco PIGNATELLI, Francesco ACQUAVIVA e Pietro OTTIBONI. ( Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni Di Gaetano Moroni pag 90) 2) (NdR) La dote monacale, di norma inferiore alla matrimoniale 3) (NdR) Contratto di vitto e alloggio per una somma convenuta: es.andare a dozzina presso una famiglia. |