STORIA-

STORIA

        INVENTARIO DEI FONDI DELL'ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI MORICONE                                                 

a cura di
MARIA TERESA FULGENZI
STEFANIA  SORRENTI

direzione e coordinamento scientifico: 
MARIA EMANUELA MARINELLI

  Elaborazione informatica a cura di Pierluigi Camilli

 Introduzione Storica

 

L’abitato di Moricone sorge a circa 50 Km da Roma, su uno dei tanti colli tra la via Salaria e la via Palombarese.

  Una prima notizia, di cronologia incerta, sulla località si ricava dal Regesto di Farfa dove il Monte “Morrecone” appare donato all’Abbazia*. Dalla Cronaca di Farfa si apprende inoltre che l’abate Berald III (1110-1119) costruì sul Monte un “oppidum”.                         

Nel XIV secolo la famiglia Palomabara-Savelli si trovava in possesso del Castello di Moricone, come si desume da un atto dell’Archivio Capitolino (19/10/1360) nel quale Andrea di Odone e Palumbaria figura come “dominus Castri Moriconis”.

Nel 1427 una Bolla di Martino V, relativa al pagamento della tassa del sale e del focatico, menziona ancora i Palombara come “domini Castri Moriconis”
A Camillo Palombara si attribuisce la riforma degli antichi statuti di Moricone, all’epoca del pontificato di Sisto V (1585-1590), completata, nel 1611, dal figlio Oddone; copia degli statuti riformati è conservata presso l’Archivio Segreto Vaticano, fondo Borghese.

In seguito al crollo della fortuna della famiglia Palombara-Savelli Oddo, figlio di Camillo, fu costretto a vendere Moricone, divenuta nel frattempo marchesato in virtù di un Breve di Paolo V del 1611, al principe Marcantonio Borghese con istrumento del 18/6/1619.

Un Governatore, stipendiato dal principe, era preposto all’amministrazione del feudo e controllava la gestione del Monte Frumentario, della cui esistenza a Moricone si hanno notizie sino all’anno 1738.

Nel 1742 parte del Palazzo baronale fu adibita a Monastero per concessione del principe Borghese.

Nel 1872 la tenuta Palombara fu ereditata dalla famiglia Torlonia per effetto del matrimonio tra Anna Maria, unica erede del principe Alessandro Torlonia, e Giulio Borghese, il quale, infatti, in tale occasione, dovette adottare il cognome della moglie.


Premessa tecnica sul lavoro di riordino

L’archivio storico del Comune di Moricone, in seguito al riordino effettuato, risulta distribuito in 386 buste, 296 registri, 523 fascicoli. Queste cifre si riferiscono oltre che alle carte prodotte dagli uffici dell’amministrazione comunale, anche a quelle appartenenti ai quattro archivi aggregati: Ufficio del Giudice conciliatore, Congregazioni di Carità, Università Agraria, Ente comunale di Assistenza. La documentazione su cui si è intervenuti abbraccia nel complesso un periodo i quattro secoli, dal XVII al XX (1617-1950). La parte più antica, relativa ai secoli XVII e XVIII, consiste in una ventina di grossi registri rilegati in pelle, 14 dei quali, per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio, sono attualmente oggetto di un intervento di restauro. 

All’inizio del lavoro di riordino quasi tutto il materiale, ad eccezione delle Deliberazioni, dello Stato Civile e dell’archivio dell’Università Agraria, si trovava raccolto in buste accatastate sulle scaffalature collocate in un locale di proprietà del Comune di Moricone. Al momento dell’apertura delle buste le carte si presentavano in un discreto ordine, sia materiale che archivistico, distribuite in dieci serie:al criterio cronologico, predominante era subordinato un criterio di ripartizione dei documenti per materia. Tutte le serie sono state conservate nel nuovo ordinamento ad eccezione di quella denominata “Varie” dalla quale sono scaturite, per esigenza di chiarezza, sei nuove serie: Patrimonio, Esattoria e Appalto Dazio consumo, Lavori pubblici, Sanità ed Igiene, Amministrazione, Agricoltura Industria e Commercio.

 Un evidente disordine interno di natura archivistica è stato riscontrato nelle carte appartenenti agli anni dei due conflitti mondiali, specialmente nel Carteggio. 

In generale lo stato di conservazione dell’archivio è discreto. In primo luogo si è effettuata una schedatura provvisoria del materiale, secondo la consueta pratica del lavoro archivistico, segnalando di volta in volta i dati necessari all’identificazione dei diversi documenti o fascicoli. Cercando di rispettare l’ordinamento già esistente si è proceduto alla definizione di quindici serie, ordinate all’interno cronologicamente e, dove opportuno, suddivise in ulteriori sottopartizioni. Successivamente si è distinta la documentazione preunitaria da quella postunitaria. 

In fase di condizionatura alcuni registri, a causa del loro precario stato di conservazione, sono stati inseriti nelle buste. La numerazione delle buste in riferimento a ciascuna serie, diversamente da quanto avviene per i fascicoli, non segue un ordine progressivo tra pre- e post-unitario. In tal modo si è predisposta, per l’archivio post-unitario, una numerazione a “serie aperte” che tenga conto di futuri interventi di inventariazione. La serie più ampia, costituita dal Carteggio, caratterizzata nella prima metà dell’800 dal solo ordinamento cronologico appare spesso suddivisa, nella seconda metà dell’800, per “posizioni” contrassegnate da numeri; a questo criterio di raggruppamento delle carte si sostituiscono negli anni 1873, 1878, 1880 partizioni per “categorie”, negli anni 1892-1896 per “titoli”, modellate su particolari titolari in uso presso il Comune (cfr. Appendici I e II). Le “posizioni” e i “titoli/categorie” presenti in questo periodo riflettono un’articolazione dell’archivio riordinato non in applicazione di un titolario sistematico ma, in maniera empirica, sotto la spinta della necessità di istituire un certo ordine tra la documentazione. A partire dal 1897 il Carteggio risulta classificato secondo il “Titolario modello” emanato nello stesso anno (cfr. Appendice III). E’ da sottolineare che non sempre esiste una corrispondenza tra la suddivisione in “classi” presente sulle carte e quella stabilita dal Titolario modello: in questi casi nell’inventario si è riportato, tra parentesi, il diverso titolo applicato dall’archivista. 

Diversamente dal Carteggio nelle altre il criterio di ordinamento non presentava variazioni nel corso del tempo. L’archivio dell’Ufficio del Giudice Conciliatore è compreso tra il 1871 ed il 1955. In esso è conservata l’originaria divisione cronologica delle carte. L’archivio delle Congregazioni di Carità contiene documentazione relativa alla Confraternita del Santissimo Sacramento e Rosario di Moricone (1882-1918) e all’erezione in ente morale dell’asilo infantile di Morione (1928-1936). L’archivio dell’Ente Comunale di Assistenza abbraccia un arco cronologico che va dal 1938 al 1976. La classificazione utilizzata, rispecchiante quella originaria, segue un criterio cronologico e, in subordine, un raggruppamento delle carte per materia (Deliberazioni,Contabilità, Satistica Carteggio). 

 L’archivio storico dell’Università Agraria, il più cospicuo tra quelli aggregati, comprende una documentazione che copre circa 40 anni (1910-1950), ordinata per serie (Deliberazioni, Carteggio, Protocolli, Contabilità, Ruoli). L’Università Agraria di Moricone fu costituita in data 9/2/1910*. Successivamente, con deliberazione del 24/8/1910, il Comune approvava la consegna all’Ente di tutti i diritti civici esistenti nel territorio, ritenendo per sé sino al 9/2/1924 la riscossione del ruolo "“Cese”" ossia dei canoni imposti nel 1890 sulle terre comunali di uso civico. Il 5/9/1919 l’Università Agraria stipulava un compromesso con il principe Torlonia per l’acquisto di una parte dell’ex feudo di Moricone. A seguito del R.D. 22/5/1924, che regolava definitivamente la materia degli usi civici stabilendone la liquidazione mediante compensi in natura, l’Università Agraria di Moricone, proprietaria di oltre 900 ettari di terreno, si fece promotrice di un pian per la sistemazione delle terre e la liquidazione degli usi civici, ma i vari progetti presentati dal 1930 in poi, causa gli eventi bellici, non furono attuati se non in minima parte. Nel 1946 l’ente procedeva alla quotizzazione delle tenute Pantanella e Selva Piana ed alla ridistribuzione dei terreni in località Matano.

MORICONE

CENNI  STORICI

(Le annotazioni a fine documento)


Sino ad oggi pochi storici, per la verità, hanno creduto di accertare quale sia la vera origine di Moricone. Se si presta fede a Tito Livio, Moricone sorge sullo stesso luogo dell'antica Regillo, che fu una delle trenta colonie fondate dagli antichi Latini nel territorio Sabino che era stato conquistato da Latino Silvio, terzo Re di Albalonga e dette i natali ad Appio Claudio.

A tutt'oggi, infatti, non sono stati rinvenuti documenti per provare le prime vicende di Moricone e non deve essere seguita l'opinione di alcuni che vollero far derivare il nome da un capitano di ventura anonimo, in quanto nessuno ha prova documentata per simile asserto.

La prima notizia certa ce la fornisce il Regesto di Farfain un atto di data incerta, dove il "Monte Morrecone" appare donato all'Abbazia.

La Cronaca Farfense, infatti, ci fa sapere che intorno all'anno 1110-1119 l'abate Berardo III vi costruì in oppido,  "oppidum de Moricone contruxit" , mentre, qualche anno dopo, Ottaviano, conte di Palombara, per alcune divergenze avute con l'Abbazia di Farfa, occupa militarmente Scandriglia e Catino, comunità che vengono poco dopo restituite all'Abbazia dietro la cessione del "Monte Morrecone", che da questo momento, fino a prova contraria, entrerà a far parte integrante del feudo dei conti, di Palombara.

Necessita, a questo punto, fare un passo indietro per sapere che la famiglia Palombara ebbe come capostipite, intorno all'anno 1000, Oddo I che fu senatore di Roma ed uno dei suoi figli, Giovanni, divenne poi abate di Subiaco, mentre il nipote, conte Ottaviano, nel 1093[5]  cede al monastero di Farfa la metà del castrum Caminata[6], donazione che non comportava la cessione della "justitia" la quale spettava all'Abbazia di San Giovanni in Argentella. Sempre lo stesso conte Ottaviano in un atto del 1111[7] restituisce a San Giovami in Argentella la quarta parte dei frutti di Fistula, Spenga, Statiano, Caminata e Colombaria[8]. La famiglia Palombara, estintasi nel XVIII sec., diviene poi Palombara-Savelli, derivata, secondo la bibliografia, dei feudatari di Palombara, che precedettero i Savelli, dai Crescenzi-Ottaviani. Di solito il feudo diviene cognome[9], in quanto ceppo di origini di signorie feudali vere e proprie. Il feudo già dei Palombara è quello di Palombara Sabina passato, poi, ai Savelli del quale Onorio IV ne risulta primo signore, i quali nel XV secolo, si divisero, nei rami di Albano e Castel Savello, Rigirano, Ariccia e Palombara. I Palombara sono quindi quei feudatari del ramo dei Crescenzi, allora conti e rettori della Sabina, che rimangono proprietari di Moricone coll’appellativo di signori già di Palombara, e poi, per soprannome divenuto nome tali nel tempo per identificazione di origine[10]. Intorno al 1200-1250, come dice il Bernasconi[11], Palombara viene venduta dai figli di Rinaldo II, a Luca Savelli, senatore e nipote del pontefice Onorio III, mentre Moricone rimane agli originali padroni. Altra versione ce la fornisce il Moroni[12] il quale scrive che Oddone IV, signore di Palombara, sposò nel 1093 una Savelli e che le due famiglie cominciarono da allora a chiamarsi Palombara-Savelli. Potrebbe essere, quindi, questo uno dei presupposti del passaggio del castello di palombara dalla signoria Ottaviani-Palombara a quella dei Savelli. (ndr………..mancante rifer. nota[13] nota[14 )

La certezza che Moricone possedeva un suo castello la si ha da un atto del 30 ottobre 1272 redatto da Pietro Piperis, giudice e scrivano della chiesa romana, dal quale risulta che Bartolomeo di Crescenzio Niccola comprano da Pietro Seniorile del quòndam Odine del Rione Pigna il castello di Monte de Brettis[15], che confinava con il territorio di Stazzano, con il    castrum Morrecone, con l'altro di Nerola e con il fiume Tevere[16]. La famiglia Palombara, proprietaria di Moricone, risulta da un atto di concordia e contestuale vendita, relativa ai castelli di Belmonte, Pertica e Vallinfreda, del 24 settembre 1328[17]; che il castello di Vallinfreda era stato dato in pegno, per una certa somma, ad Oddone di Palombara e che non poteva essere venduto se non dopo la restituzione del dovuto. Tre anni dopo, il 24 febbraio 1381[18], lo stesso Oddone, anche a nome di Isabella sua moglie e di sua cognata Sofia, vende due partì, del castello di Vallinfreda, per la somma di quattrocento fiorini, a Odine Buccanazzo. Succedono ad Oddo II, che aveva sposato Isabella di Romagna, i figli Loredana, Cecco, Andrea ed Antonio. Il 19 ottobre del 1360 si riuniscono nella pubblica piazza di Moricone tutti gli uomini, ed alla presenza di testimoni e notai, vengono nominati due procuratori quali Niccola Rubei di Moricone e Pietro di Giovanni, notaio in Roma del rione Sant'Angelo che non era presente alla riunione. In questa   occasione Andrea de Palombara viene identificato come signore di questa terra. Dall'atto[19] risulta, che detta nomina si era resa necessaria affinché i due procuratori si presentassero ai sette riformatori e rettori di Roma per interporre appello, avverso una sentenza d’intimidazione, emanata dalla Curia Capitolina, contro Andrea Palombara e la comunità di Moricone per il pagamento di cento libbre di provisioni, in seguito ad in giudizio promosso dai fratelli Giovanni e Antonio, figli del q. Pietro di Giovanni Ninneche e da donna Livia, madre ed erede del suddetto Pietro, i quali tutti erano del rione Colonna. Nell'atto viene conferita ogni opportuna facoltà ai procuratori per la difesa della causa. L’ultima parte del documento è mancante, poiché fu scritto sopra una di quelle pergamene, che poi furono usate per copertina ai protocolli notarili del sec. XIV e XV.


.......CONTINUA.....



Regillo[1] TITUS LIVIUS, Historia libro I.

Regesto di Farfa[2] SILVESTRELLI G., Città, Castelli e Terre della Regione Romana, vol. II pag. 398, Roma 1970

Castrum[3] * Cfr., SILVESTRELLI, op. cit., pag. 398 e LUTTAZI R., Dell'Isola Sabina della Badia di San Giovanni in Argentella di Palombara, pag. 178, Palombara Sabina 1924.

[4] * Cfr*., LUTTAZI R., op. cit., pag. 178 e Cronaca Farfense, pag. 662 "...Omnes autum domini Castri Catinensis, facerunt refutationes et firmementium de Monte Morrecone pro sorte et portione de Catino...".

[5] * Il Regesto di Farfa compilato da Gregorio di Catino, ed.  I.Giorgi e Balzani, vol. V, pag. 249.

[6] * COSTE J., Localizzazione di un possesso farfense il Castrum Caminata, in "Archivio Società Romana Patria", annata 103, anno I960.

[7] * SILVI E., Esempio di toponomastica sacra nel territorio di Palombara Sabina, Roma 1963.

[8] * L’ identificazione di Columbaria con il castrum Palumbariun non è esatta, in quanto contemporanei. Columrbaria era una "cella" di San Giovanni in Argentella sul versante orientale del colle. Per altro sappiamo dell'esistenza di un "castrum quod Palumbarium vocatur" nel 1029.

[9] * Come Colonna per i Colonna, Molara per gli Annibaldi, Savello per i Savelli, Farfense per i Farfense.

[10] * TOSI M., La società romana dalla feudalità al patriziato

(1816-1853), Roma 1968.

[11] * BERNASCONI A., Notizie storiche di Palombara, in ‘Terra Sabina”, pag. 119.

[12] * MORONI G., Dizionario di erudizione storico ecclesiastico,

voi. 76, pag. 33

[13] * Di questo Giovanni figlio di Oddone conte di Palombara e

Moricone, esiste una lapide, presso Cantalupo in Sabina, con iscrizione, sulla quale è scolpito il volto del redentore con la scritta:”Ioanne figlio de Oddone conte de Palombara e Morecone a fatto fare per sua devozione” . Lapide che proviene dall’antica chiesa parrocchiale dedicata al Salvatore in Rocchette Grandi in Sabina , la quale venne restaurata nel 1701, ed in tale circostanza fu tolta dal suo posto e dopo molti anni portata dal barone Camuccini nella sua villa a Cantalupo. Da: Bernasconi A., o.c.

[14] * TOSTI P.L., vita di San Domenico Abate, Napoli 1855.

[15] * Castello esistito, in territorio di Montelibretti, intorno al 1200, da non confondersi con l'odierno Montelibretti.

[16] * ARCHIVIO DI STATO ROMA, Archivio Santo Spirito in Sassia Atti Notaio Pietro Piperis.

[17] * DE CUPIS  C., Regesto degli Orsini e conti Anguillara, in "Bollettino Società Storia Patria negli Abruzzi", vol. XXVI.

[18] * ARCHIVIO ORSINI, presso Archivio Capitolino di Roma, II.A.IV 4.

[19 * ARCHIVIO SOCIETÀ' ROMANA STORIA PATRIA, vol. 7, pag. 527.


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