Capitolo xxx-

Capitolo xxx

Luigi Massari  - VITA DELLA SERVA DI DIO

 Sr. COLOMBA DI GESÙ

DA MORICONE 

 a cura di Pierluigi Camilli

CAPITOLO XXX

QUANTO FOSSE SR. COLOMBA DI GESÙ OSSERVANTISSIMA DEI TRE VOTI 

 

POVERTÀ - CASTITÀ - OBBEDIENZA




Uno sguardo a quanto fin qui si disse di Sr. Colomba, e poi dicasi s'ella mai dovè rinunciare ai tre voti che giurò quel giorno solenne che con nozze di Paradiso fu congiunta allo Sposo suo Gesù Crocifisso.

Povertà — Castità — Obbedienza, furono per lei tre soavi catene che la legarono intimamente al suo Dio; imperoché, dicendo del primo, fin da quell'istante che essa, nel leggere la Dottrina Cristiana, giunse a rilevare questi tre voti, sentissi intimamente un palpito di cuore che tutta la rallegrò, senza conoscere ne' anco il significato, e fattoselo poi spiegare dalla Maestra, fin d'allora volle professarli, perché cessando dal più indossare abbigliamenti propri alle fanciulle, vestì semplicemente amando somigliare ai poverelli di Cristo. Se vedeva qualche cencioso, o pellegrino, fissavalo attentamente sembrandole vedere Gesù Cristo in persona, e ne veniva compresa di divoto rispetto, e pensando che tanti poverelli era persino privi del pane, lasciavane essa nel pranzo e nella cena per imitarli, e loro ne compartiva. Quando si unì ad altre quattro monache in Mentana per condur  vita in comune, ricusò ogni cosa di sussidio che lo zio Arciprete le volle assegnare, contenta di cibarsi del pane della elemosina ad imitazione del suo Serafico Padre Francesco. Nell'indossare un mantello che le fu dato per carità dai Padri Riformati del Convento di Mentana, lo volle lacero e tutto rappezzato per addimostrarsi povera, e partendo dalla casa paterna per abitare il Sacro Ritiro in Moricone, ricusò una dote di settecento scudi paca solo di vivere povera; ed il Padre non volendola lasciare partire da casa, promettendole un più comodo appartamento per eseguire la Volontà del Signore, ad onta di molte contrarietà, chiese e volle abitare la casa data in elemosina dal Principe Borghese, né certamente l'avrebbe per se ristaurata, contenta di quella spelonca, se le educande non si fossero ammalate e non si fosse così impedita l'opera del Signore che la voleva esercitata nell'educazione del prossimo. Mai chiedeva il prezzo delle dozzine delle educande, né le voleva, se non tenue cosa a titolo di elemosina che era sempre minore di ciò che aveva consumato la giovane, solendo dir sempre che nelle opere di carità non devesi mai immischiare l'interesse. L'Abito che usava indossare era sempre dei più laceri e rattoppati, e dovendolo lasciare per non potersi più reggere insieme, ne chiedeva qualche altro usato dalle converse; la camera sua era favorita di un miserabile letticciuolo, di un Crocifisso, di qualche santarello in carta, di una sola sedia e di un rozzo      ed antico inginocchiatoio. Essa mai maneggiò denaro, ed essendole porto da qualcuno in elemosina, lo consegnava subito alla sua assistente, e così osservò sempre questo bel voto di povertà per essere somigliantissima al Serafico Padre ed al suo Sposo Gesù il più povero dei poveri.

E riguardo al voto di castità, fin da fanciulla, senza saperne ragione, se per avventura in qualche cosa avuto ad osservare qualche lasciva pittura, vedevasi subito volgere altrove lo sguardo ed avvertiva le altre fanciulle praticar il simile, se innocentemente stessero osservando, dicendo loro essere cosa cattiva osservare quelle figure. Se pur da           fanciulla udiva qualche parola sconcia o men che onesta dalle donne sulla strada, ritiravasi tosto e nascondevasi in casa, chiudendo le finestre e con ambe le mani le orecchie, poi accorta che la lite era cessata e le donne placate, si affacciava di nuovo alla finestra, o scendeva in istrada accostandosi loro e dicendo: ma cosa avete mai detto? ma non dite più quelle brutte parole, ché non istà bene, e se poi erano fanciulle sue coetanee, le correggeva sgridandole, e ne era temuta qual Madre. Cade qui ricordare allorché da giovanetta la volle portare una sua compagna ad una vigna; e andatavi, incontrando alcuni scolari appostati, accortasi della trama, per fuggire scese da un precipizio per sollecitare la fuga e rimproverò poi la compagna che a tale cimento l'aveva condotta. Infermandosi lo zio Arciprete in Mentana, dové essa assisterlo per quindici giorni, né fu mai dato, neppur una sola volta, che ella si trattenesse in di lui camera quando doveasi cambiare di camicia lo che praticasse egli con tutta modestia ed avvedutezza sotto le lenzuola, ma chiamato il sacrestano per tal fine, ritiravasi fuor della camera, ed interrogando se aveva terminato rientrava di poi; e se per esibirgli qualche tazza di brodo, od accomodargli il berretto in capo od il letto,  avveniva gli avesse tocca anche una mano, ritraeva all’istante la sua, non  altrimenti avesse tocco un ferro rovente, e confessatasi poi di tali scrupoli che essa, non tali, ma peccati se li credea, fu lodata la di lei avvedutezza e modestia e cogli occhi chiusi per noni vedersi parte alcuna del proprio corpo, come se appunto qualche uomo vi fosse stato ivi presente, e facevalo con tanta sollecitudine come fosse stata in mezzo ad una moltitudine: solea perciò dir fra se, io non avrei piacere mi vedesse ignuda neppur mio Padre, così devo curarmi che neppure Iddio, che mi sta presente, mi veda, (oh che semplicità!). Fosse uomo o donna che secolei conversasse, se a caso, come suolsi amichevolmente, qualcuno l'avesse presa per mano, la ritirava all'istante, e se la nascondeva sotto il grembiule per togliere l'occasione di non essere più toccata; e se qualche donna l'avesse baciata in volto, questo succedeva all'impensata, che sempre fuggiva l'occasione, ed avvenuto poi che baciata fosse, si copriva il volto di onestissimo rossore.  Così pure arrossiva in volto se parlato avesse con chicchessia, e persino con le donne sue conoscenti, o dovendo sortir di casa, copriasi quasi tutta la faccia per non essere vagheggiata dagli uomini che tanto abborriva, e se per avventura si fosse incontrata per istrada con qualche giovane, sentivasi subito palpitare il cuore e se le era dato, senza farsi conoscere, scivolava con bel garbo per non averne l'incontro: quando non le riusciva  umile umile gli passava d'accanto  con gli occhi bassi, mettendo una mano al cuore per frenare i palpiti.  Qui bisognerebbe leggessero alcune giovani incaute che al passar d'un uomo o sotto la finestra o avanti loro, lo fissano con occhi da civetta che pare cogli occhi persino se lo vogliano divorare!! Non dirò che Sr.Colomba sia da imitare in tanto, ma in parte almeno! Dovendo andare a Roma per chiedere il palazzo al Signor Principe Borghese,  tant'era la modestia con cui camminava, che quantunque non fosse conosciuta affatto, erano spinte le persone fermarla per baciarle l'abito ed il cordone, e vedendola con gli occhi bassi, colle braccia incrociate al petto, col pudore verginale che le appariva in tutta la persona, molti chiedevano di che paese fosse e la seguivano d'occhio presi da divota ammirazione, raccomandandosi altri alle sue orazioni.  Avea essa letto di una santa che per aver belle le mani, avea innamorati alcuni uomini, e che per impedir questo, se le martoriava e sfigurava;  Sr. Colomba per timore che a lei pure fosse avvenuto il simile, se le infondeva in caldissima liscivia, e rottesi poi se le astergeva con rozzi panni, facendo sgorgare a rivi il sangue. In età più adulta provando varie tentazioni, raddoppiava tormenti a tormenti, digiuni a digiuni, preghiere a preghiere per infiacchire la carne, debellare il senso e per non macchiare il bel giglio della purità neppure col pensiero; e pregava il Signore le avesse mandato una malattia per toglierla se noni la beltà del volto che non credea avere, la freschezza almeno e l'apparenza giovanile, che bastante volte in un volto non bello far invaghire gli uomini e pericolare. Leggansi le regole da lei scritte, e vedrassi quanto era a lei caro questo bel giglio, e quanto lo procurasse per tutte le sue religiose!, quel non dover sortir mai, quel non  mai parlare se non coi stretti parenti, quei rigorosi digiuni e penitenze, quelle mortificazioni e preghiere; tutto è inteso perché le Religiose in allora e per sempre avessero conservato il candido fiore. In riguardo poi al voto giurato dell'Obbedienza, fin da fanciulla ne fu ammiratissima e la vagheggiò, e quando obbedendo ai fratellini minori e quando ai genitori che mai ebbero per ciò a sgridarla, e quando allo zio che in ogni più che minima cosa lo obediva. Chi lesse i capi antecedenti avrà ammirato come in quel giorno  in cui fece la prima Comunione, che fu il giorno di Pasqua di Risurrezione, non volesse mangiar carne, ne parlar con chicchessia e neppure al Padre, solo perché l'Arciprete lo aveva detto più per ischerzo e per provare la divota semplicità sua.  Solea nelle sue preghiere sentire alcune intime voci che la illustravano come doveva regolarsi nelle proprie azioni, ed a quelle mai disobbediva, che tenendole parole di Dio, era osservantissima in eseguire quanto le veniva intimamente comandato.

Ricorderà pure chi lesse addietro, come per l'obbedienza che inculcava incessantemente alle sue consorelle e scolare, facesse germogliare in una sola notte tre cipolle, da tre pezzi trapiantati sotterra, in una sola notte, e sott'obedienza per ordine del Confessore, ad onta che sentisse tanta ripugnanza, scrisse quanto ìl Signore le conferiva e doni e favori e visioni, ed era giunta ad innamorarsi tanto di questa virtù, che non avrebbe, dirò così, sputato in terra, se non con la licenza delle sue monache. Quando da Mentana fece ritorno a Moricone e si ritirò nell’appartamento superiore della casa paterna, vedendosi non più soggetta ad alcuno andò in traccia e supplicò essa l'Arciprete Mochetti perché la volesse dirigere nello spirito e la esortasse nella virtù dell'obbedienza, e racconterà in appresso come stesse da due mesi continui senza cambiarsi di biancheria, intesa coll'Arciprete non dover ciò fare senza il di lui espresso comando. Quando fu per consegnare il Direttorio nelle mani di un giovane Gesuita, che d'accordo col Confessore, tramavano di guastarlo, quantunque essa s'accorgesse, essendole stato chiesto sott'obbedienza, e no tosi che in quel Direttorio, che già era stato approvato e da Teologi, e da Cardinali, e dal Papa stesso, stava tutta la sua consolazione, perché contenente tutte le regole da osservarsi e saggi ammaestramenti, lo consegnò, ripeto, e fu guastato in realtà coll'abbruciarne più fogli. Accorgendosi che qualche sua correligiosa dovea praticare qualche poco civile, in causa dell' obedire al Confessore, beata voi, le diceva, che fate la Santa Obbedienza, osservatela bene, e non vi curate di essere tacciata d'incivile e d'inurbana, vincete i disprezzi del mondo, e vi basti piacere a Dio colla bella obedienza  Questa virtù insoroma era una delle predilette e perciò in questo voto fu osservantis-sima, a tutte obbediva, tutte pregava comandarla per esercitarsi, ed allegra si assoggettava perfino alle sue scolare da giovane alle due educande da Religiosa, quando le avessero richiesta in cose giuste.

Per far capire infine quanto fosse Sr. Colomba osservantissima di questi tre voti complessivamente, avea per uso, tutti i giorni, al suono della campana che accennava l’Ave Maria, rinnovarli. Dandosi perciò, colla campana il cenno dell'Ave Maria del giorno mattina, tramonto, terminata la salutazione Angelica rinnovava il voto della Obedienza e restandosi in ginocchio sup¬plicava il Signore ad assisterla in; tutta quella giornata perché non avesse mancato di obbedire a' suoi Superiori, al Confessore ed alle Regole, e pregando che nell'obbedire l'avesse fatta cieca, muta e pronta. Dandosi il cenno dell'Ave Maria del mezzogiorno, terminata la salutazione, rinnovava pure in ginocchio, il voto di Povertà, perché dovendo allora andare alla mensa, era il caso di praticarlo subito, col tralasciare qualche cibo che poi dava ai poveri, e per nutrirsi da poverella quale si chiamava del suo Padre Serafico S. Francesco; terminata la mensa, andava a spogliare la sua celletta di qualche cosa superflua, sia libro, sia lavoro od altro che qualche monaca v’avesse lasciato. Suonandosi L’Ave Maria della sera, rinnovava il voto di Castità e di Verginità, perché accostandosi la notte e più maligno essendo il nemico, rinnovava ultimo questo voto, e perché più vicino alla pratica; oh le ferventi preci, i caldi sospiri, le abbondanti lagrime, spargeva nel supplicare il Signore perché tanto essa che le sue monache tutte guardassero gelose questo bel fiore, questa S. virtù che gli uomini accosta agli Angioli! Perciò se non dormiva sulla terra, dovendosi mettere in letto, lo faceva con tutta modestia, e adagiandosi supina e colle braccia in croce sul petto, non era pericolo che la mattina si trovasse in altra positura o gettasse via un braccio o si scomponesse, e mettendo sul cuscino d'accanto al suo volto il Crocifisso suo Sposo, con Lui colloquiava finché cadendo in istato di sonnolenza, mormorava ancora coni Lui sotto voce, e passando dalla sonnolenza al sonno, di Lui sognava, in Lui si deliziava. Era insomma suo continuo studio la riflessione e rinnovazione dei tre voti, richiamandoli incessantemente alla memoria delle sue monache, e se stava in ricreazione, se le incontrava nei corridoi, o se lavoravano od ufficiavano per casa, non faceva che ripetere loro i tre voti ed accorgendosi che qualcuna avesse in quelli mancato, la correggeva dolcemente, e le rammentava e spiegava quanto di quel voto, in cui aveva mancato, intendere dovesse.