Capitolo XXIX-
Le Religiose del Sacro Ritiro di Moricone in Sabina sotto il titolo di SS.mo Nome di Gesù, faranno vita perfettamente comune, e ciascuna delle medesime viva senza proprietà veruna regolandosi in tutto con obbedienza alla Madre Superiora sia circa il vitto che vestito, con uguaglianza in tutto senza distinzione dalla superiora fino all'ultima conversa. La tavola ordinaria sia di minestra, pietanza e frutta, aggiungendosi qualche volta l'antipasto e formaggio, il pane poi ed il vino a temperata sazietà. Riguardo alla vita spirituale, le medesime Religiose s'alzeranno alla mezza notte al segno che si darà da una addetta, col suono del campanello e ciascuna nella propria camera. Faceva un quarto o mezz'ora di orazione, e si rimetteva quindi in letto con rigoroso silenzio. Due ore prima del giorno ripetendo il suono del campanello, alzavansi tutte in silenzio e radunavansi in coro, dove fatto un quarto d'ora di esame di coscienza col dolore, si dava principio all'orazione leggendosi tre punti da meditare, durando la meditazione un'ora intera dopo la quale si recitava in comune a due cori Mattutino e Laudi del piccolo Officio della B. Vergine, finito il quale, andava ciascuna al proprio impiego restando sempre in silenzio, e chi era priva d'ufficio si. ritirava nella propria camera attendendo a particolare lavorio in solitudine, e datosi il segno della Messa si ascoltava da tutte e ricevevano la comunione. Alle ore 16 si recitavano in coro le ore del detto Officio trattenendosi in comune e sempre a due cori, terminate le quali si ripigliava il silenzio e si andava a Refettorio. Nei giorni d'estate poi e secondo le altre stagioni, si variava lorario. Terminata la mensa si dava mezzora di ricreazione, che terminata, si ritornava ai lavori, e per l'ora ventuno dandosi il segno, si ritornava in coro pel Vespro e Compièta (NdR ultima parte dei Vespri), e trattenendosi in altre orazioni per unintera ora in tutto, terminata, ripigliava ciascuna i propri lavori fino alle ventiré e mezza. Ritornandosi in coro per la Via Crucis. All'Ave Maria della sera, sempre in coro, recitavasi in comune terza parte del Rosario colle litanie ed altre preci e si faceva infine mezzora di Orazione Mentale, dopo la quale si andava in Refettorio per la cena, che consumatasi, andavasi in Chiesa pel rendimento di grazie al Signore con alcune orazioni, coll'esame della coscienza e del dolore, quindi si passava ad altra mezzora di ricreazione, poi ai lavori, ed alle tre ore di notte (NdR tre ore dopo il crepuscolo), dandosi il segno con una campana sincamminava ciascuna alla propria camera sempre in silenzio, per dormire, e col pensiero della morte. Anche qui, secondo le stagioni, variava lorario. Le suddette Religiose non potevano trattare con veruna persona anche parente, e solo con questa lo poteva due volte al mese, colla licenza però della Madre Superiora, e presente sempre lascoltatrice, ed attesa la vita povera professata, niuna di esse poteva dare o ricevere regalo alcuno senza licenza della suddetta Superiora. Osservavasi da tutte le Religiose salvo sempre legittimo impedimento, la Quaresima, l'Avvento con digiuno quantitativo e qualitativo, e in tutto l 'anno digiunavasi tre giorni della settimana nel lunedì cioè, mercoledì e venerdì, secondo le Regole del Terz'ordine di S. Francesco, e nei detti giorni si disciplinavano e cingevansi di cilicio. Simili penitenze però venivano moderate dalla discrezione della Superiora che regolavale secondo loro complessione, niuna ancora potendone far uso senza la licenza della medesima. REGOLE PER LE EDUCANDE Il metodo che nel Sacro Ritiro di Moricone tenevasi per le educande è molto simile a quello praticato dalle Maestre Pie; si insegnavano loro lavori di mano; leggere, scrivere, sempreché avessero le giovanette desiderato queste due ultime istruzioni, e s'insegnava la dottrina Cristiana, ed il buon tratto civile. Alla mattina si faceva loro praticare mezzora di orazione mentale e lesercizio del Cristiano, come pure altrettanto nella sera. La loro scuola era separata da quella delle estere, ed avevano perciò separate Maestre, siccome il loro dormitorio era separato da quello delle Religiose, coabitanvi però la Maestra. Fattasi dalle educande l'orazione mentale e l'esercizio del Cristiano, andavano nella loro scuola serbando un'ora di silenzio, ed attendendo ciascuna ai particolari e propri lavori fino all'ora della Messa, e questa udita, facevano piccola colazione, e ritornavano ai lavori intermessi e recitavano cinque poste di Rosario, trattenendosi fino all'ora del pranzo, e datone il segno portavansi silenziose in Refettorio, in una tavola però separata da quella delle Religiose, presiedendovi sempre la Maestra. Terminata la mensa, si ricreavano mezzora, e nella state (ndr. estate?) si concedeva loro un po di riposo, dopo ritornavano con silenzio alla scuola ed il silenzio perdurava unora nel mentre che lavoravano o studiavano con ordine. Finita la scuola disputavano circa la dottrina Cristiana ed il galateo, di modo che a ventitré ore e mezza (ndr 18,30 attuali) era tutto terminato, ed allora si permetteva loro unonesta ricreazione fino all'ora dell'orazione. Queste non lasciavansi parlare con alcuna persona eccettuati i più stretti parenti, i quali venendo da lontano per rivedere le loro figliuole, parlavano sempre coll'assistenza della Superiora. Mai sortivano dal Sacro Ritiro, e se qualche volta si concedeva loro per sollevarle, a due a due erano accompagnate dalla loro Maestra o alla visita di qualche Chiesa, o all'aperta campagna poco distante, senza fermarsi altrove, e camminando con tutto silenzio e modestia. Quando poi alcuna faceva istanza, previo il consenso dei genitori di vestir il Sacro Abito, mettevasi in camera separata dalle altre, e le era assegnata unapposita Maestra che ne provava la vocazione con tutto rigore. Le rendite pel mantenimento del Sacro Ritiro, consistevano nei frutti delle doti che portavano le Religiose nella dozzina che pagavano (ndr vedi nota 3 Cap.XXV) le educande, e nel ricavato dei lavori quotidiani delle une e delle altre: e con ciò che sopravanzava e nel vitto e nel vestire, si prendevano mobilie, si ristaurava la fabbrica, si faceva qualche arredo per la Chiesa, tolta sempre ogni superfluità o lusso. Questa era la regola provvisoria che osservavasi per vari anni, organizzata da Sr. Colomba, coll'intelligenza di Mons. Bajardi ed approvata dall'E.mo Cardinale Albani, e presentemente osservasi in molte case, essendo già stata riformata dalla stessa Fondatrice come leggesi in apposito libro già stampato, e come diremo adesso. Saputosi nei dintorni paesi la regolarità e i commodi di vivere, più il profitto che ritraevasi dalla religiosa, educazione seminata nel Venerabile Ritiro delle Monache di Moricone, andavano le educande concorrendo ad apprendervi, ed alcune invaghite del bel tenore di vita che menavano le monache, chiesero il Sacro Abito, e date a prova e riuscite, si monacavano, di modo che nell'anno 1750 si ritrovavano nel Ritiro trentatré Religiose ed una ventina di educande, più la sempre fiorente scuola per le estere a cui concorrevano ancora forestiere zitelle che si collocarono o presso i parenti ed amici dei loro genitori, per non aver mezzi da pagar dozzina ed essere educande nell'interno. Con tutte le doti delle Religiose e con le dozzine delle educande, col ricavato dei lavori delle une e delle altre, si manteneva la Comunità Religiosa ottimamente, ma senza superfluità però; talché in mezzo alla provvidenza risplendeva la povertà Serafica e la semplicità. Fino a questepoca osservavasi la piccola Regola provvisoria scritta da Sr. Colomba ed approvata dall'E.mo Cardinale Albani, ma composta già dalla medesima M.e Superiora un'altra in grosso volume, la consegnò nelle mani del P.e Andreucci Gesuita, che esaminandola bene, di concerto colla stessa Superiora conobbero doversi variare qualche articolo, che subito essa suggerendo verbalmente, lo pregò che nel farne copia di buon carattere per darla alle stampe, avesse aggiunto e variato quanto si era concertato. Fu portato a Roma il libro, fu corretto, e fu dato alle strampe collapprovazione dell'E.mo Cardinale e di vari Teologi, e ricevendo il P.e Andreucci lettera da Sr. Colomba con cui le ripeteva i punti da sostituire ai già iscritti, saccorse allora daver aggiunto cose diverse da quelle che suggeriva ella e contrarie tutte al di lei sentire, scrisse perciò a Sr. Colomba, senza manifestarle lerrore, che si portasse in Roma. Vandò ella e veduto lo sbaglio con sommo suo dispiacere, lo pianse ma inutilmente, perché erano già stampati più di duecento libri. Che fare allora? Inteneriti tutti quelli che la vedevano piangere quasi fanciulla, suggerirono alcuni che le Regole già stampate non si toccassero, e ne fosse dato un libro per monaca, e facendo una copia a mano di buon carattere secondo lintenzione di Sr. Colomba, si dovesse poi leggere in Refettorio dalle Monache di tratto in tratto ad uso di Direttorio, con obbligo di osservarlo. Si placò essa e parve sentisse un po di consolazione, e fermatasi parecchi giorni in Roma, cassò, aggiunse, sostituì, e fu fatto a mano un bel libro, che nel ritornare a Moricone portando seco e gli uni e laltro, fu consolatissima di poi, quando dispensati i libri stampati, e letto il Direttorio in tempo di mensa, vide le sue Monache soddisfatte non solo, ma in tutto osservantissime. Avea già cessato di vita l'Arciprete Prosseda, ed era subentrato alla cura di Moricone un certo D. Giambattista Toschi, uomo molto pio, zelante ed operoso sì per gli affari della Parrocchia, che per la direzione del Sacro Ritiro; talché le Religiose vedevansi camminare nella via della perfezione con grande giubilo della M.e Superiora, paga di aver ottenuto quanto fin da fanciulla avea ardentemente desiderato. Ma il maligno tentatore più che dalle pene infernali era tormentato e roso dall'invidia che gli suscitava quest'opera di Dio, e tentò, come riuscì turbarne la bella pace che regnava in quel sacro asilo; lArciprete Toschi essendo di costituzione gracile anzichenò, dichiarò a Sr. Colomba di non poter più continuare nella direzione dello spirito delle Religiose e delle educande che erano giunte a sessanta persone, dovendo ancora attendere alle cose dalla Parrocchia, e perciò aggiunse scrivesse ella pure all'E.mo Cardinale perché avesse provveduto il Ritiro di un confessore idoneo. Il motivo era giusto e plausibile, non si poteva ostarvi, il fatto lo dava a chiare note di vedere, vedendo l'Arciprete di mal ferma salute, e di tratto in tratto infermare. CompatiIlo Sr. Colomba e scrivendo tosto al Cardinale, in breve le mandò un. confessore che esonerò l'Arciprete. Questo confessore era un prete quanto pio altrettanto incapace di diregere le coscienze, e cominciando dire non essere d'uopo il Direttorio, come cosa superflua, mise su alcune monache un po' deboli di spirito, le quali dicendo non voler osservare che le sole Regole, producevano scandalo all'intera Comunità. Quale non era il dolore di Sr. Colomba! Le animava, le confortava, esortava, persino le pregava alla piena osservanza, ma sostenute quelle dal confessore si burlavano del Direttorio, e si ridevano di essa. Avanzandosi le cose più oltre, e temendo la Superiora non si raffreddassero le altre e ne seguissero il mal esempio, scrisse al Cardinale comunicandogli il suo dolore ed il male avvenuto nèl Ritiro. Mandò questi subito il Provinciale della Maddalena che stava in Roma, uomo di alto sapere e di solida Religione, che arrivato e sentite ad una ad una le Monache, andò a trovare il confessore che stava nella foresteria, e gl'intimò per ordine dell'E.mo Cardinale che non si fosse più accostato né al Confessionale, né alla Chiesa, né al Ritiro e fermatosi il P.e Provinciale per quindici giorni, ammonì e corresse le Religiose un po' deviate, comandando loro la piena osservanza di sì dolce Regola del Direttorio, che volle si osservasse con soddisfazione, e giunto il nuovo confessore in quei giorni, se ne partì per Roma. .. Ma il primo confessore portò la tenia che guastò un poco i frutti della vigna del Signore, il secondo portò una tempesta così furiosa che poco mancò non ischiantasse e viti ed alberi ancora, talché dopo pochi mesi la derelitta Madre Colomba di nuovo scrivendo all'E.mo perché altrimenti provvedesse. Ahi mio Sposo Gesù - sfogavasi con torrenti di lacrime - ma questa è pur opera vostra, e perché non la volete coltivare? Io nulla ho del mio in questo Sacro Ritiro, è tutta vostra l'opera! Mandatemi, vi prego, un buon soggetto, che veramente sentendo di Voi, s' affatichi alla coltivazione di questa Vostra Santa Vigna -. Non passò un mese, che il nuovo confessore che fu un secolare, cominciò pure a prendersela col Direttorio e con Sr. Colomba, e siccome invece di cervello aveva il capo pieno di pancotto senza una mica di sale per condimento:« Non date udienza» diceva alle Monache « non leggete il Direttorio che è cosa superflua; dite alla Superiora che lo legga essa» figuriamoci, e non è a dirsi, se le povere donne, alla voce del confessore alto e grosso come uni macigno e con una voce che atterriva non cominciarono a giuocare a palla col Direttorio! Ma Sr. Colomba afflitta oltre ogni credere, crede bene scrivere a Mons. Latina ( o Luna)1 molto affezionato al Sacro Ritiro perché venisse a Moricone palesandogli il motivo ed il grave suo dolore. Arrivato, sentite le cose per estensione, fu pregato dalla Superiora portarsi con le Regole e Direttorio per presentarlo al Papa che in allora era Benedetto XIV e di cui Mons. Luna n'era Cameriere Segreto, Così fu fatto, e Sua Santità letta una lettera di Sr. Colomba, udito' il suo Cameriere, ed osservate e Regole e Direttorio, si degnò così rispondere alla medesima: Abbiamo letto tutto e non troviamo cosa cassabile; tutte le Monache sono in obbligo di esattamente osservare si le Regole stampate che il Direttorio manuscritto dove consiste tutta la Santa Osservanza. Il tutto approviamo e comandiamo si osservi e non si contradica. Mons. Luna volle in persona portare i libri e la risposta del Sommo Pontefice, e Sr. Colomba letta la lettera del Papa alle Religiose tutte, dove si rilevava la di Lui approvazione e comando, le osservanti si rallegrarono, e le fragili arrossirono unitamente al Confessore che si fece pavonazzo, e quel Mons. trattenendosi qualche giorno, volle sentir tutte le Monache in confessione e le persuase. Accadde che pochi giorni dopo fu mandato un giovane gesuita per dar loro gli esercizi, ed il confessore tanto lo sollecitò che persuaso fu egli pure non essere cosa ben fatta l'Osservanza del. Direttorio come cosa superflua e molto esigente. Terminati gli esercizi, pregò la M.e Superiora gli avesse mostro linterno del Ritiro, cui correndo essa , l'accolse col Confessore; veduto tutto, e lodato, si rivolse il Gesuita ad essa dicendole essere volontà di Sua Eminenza gli avesse dato nelle mani il Direttorio, ma essa, ristandosi un momento, diede a divedere dubitare d'inganno, ma ripetendole quegli essere la Volontà del Cardinale, Sr. Colomba rispose che per obbedire lo dava, ma che dubitava della verità. Il Confessore dicendole cose di disprezzo se ne partì col Gesuita, e che fecero di poi? Levarono alcuni fogli e gli abbruciarono. Riavutolo essa lo esaminò, foglio per foglio e ne trovò alcuni mancanti, addolorata più che mai rese inteso il Cardinale di ogni cosa, il quale scrivendo immediatamente, ordinò fosse cacciato il Confessore2 all'istante senza permettergli neppure accostarsi alla Chiesa, e fosse castigato il Gesuita, scrivendo al Generale; e questa fu la paga per gli esercizi dati. La tapinella Sr. Colomba con le lagrime agli occhi pregò l'Arciprete Toschi riprendere la direzione delle sue pecorelle smarrite, ed acconsentendo egli di buon grado, e perché ne vedeva il bisogno, e perché fiduciato in Dio gli avesse concessa la salute ripristinò così bene l'intera Comunità Religiosa alla perfetta osservanza, che continuò poi sempre, anche cessato di vita il detto Arciprete, nel cammino delle sante opere, facendo gustare perfetta pace alla M.e Superiora fino al termine di sua lunga vita, come vedremo in seguito. [1] NdR. Nel testo del dr. Massari, non leggendosi bene il nome, don Aleandro Valenti ha corretto con una T la lettera illeggibile e quindi diventa Latina; però D. Aleandro aggiunge un riporto a fondo pagina scrivendo Luna (o Launa?), nome del resto che troviamo scritto in seguito nel testo. Comunque nel Dizionario Ecclesiastico del Moroni, non risulta, tra i Camerieri Segreti del Papa, né Luna, né Latina tantomeno Launa come si potrebbe leggere la nota di D. Aleandro |