Capitolo XVII-

Capitolo XVII

Luigi Massari  - VITA DELLA SERVA DI DIO

 Sr. COLOMBA DI GESÙ

DA MORICONE 

 a cura di Pierluigi Camilli

CAPITOLO XVII

VESTE  L'ABITO DEL TERZ'ORDINE DI S. FRANCESCO ASSUMENDO IL NOME DI SR.M. COLOMBA DI GESÙ- SI RACCONTA UNO STUPENDO AVVENIMENTO SUCCEDUTO A QUESTE SACRE NOZZE.



 Tutta la notte se la passò in orazione senza punto dormire, e si ha dai suoi scritti che rapita fuori dei sensi conversasse con la SS. Vergine, con il Divinissimo di Lei Figlio  e con l’ Angelo Custode. Non ancora giorno fu chiamata da una donna perché l'assistesse nei preparativi del pranzo,  avendo l’Arciprete invitato molte persone a festeggiare le nozze della sua nipote con Gesù, e dovendo uscire dalla camera per andare in cucina, supplicò Gesù, la Vergine e l'Angelo suo Custode non si dipartissero da lei dicendo loro aver molto bisogno in quel giorno di assistenza, e difatti scesa in cucina, era tanto assorta in contemplazione, che dimandata da quella donna come si trovasse così rossa in faccia e così astratta, risposele per aver dormito saporitamente e troppo.

Correva per casa con tanta leggerezza, e compiva così perfettamente le cose sue e con tanto silenzio, che a vederla avrebbe ognun giudicato, essere aiutata da mano invisibile. Sull’alba giunsero da. Monterotondo cinque persone, tre terziarie di S. Francesco e due secolari di civile condizione, e fatte con secolei le congratulazioni, la vestirono da Sposa con abiti galanti e l’adornarono di molte gioie: lasciavasi essa voltare e rivoltare per vestirla, restando sempre assorta in Dio e come estatica, di che meravigliandosene quelle persone lagrimavano di consolazione. Vestita che fu si riscosse e vedendosi adorna di , sfarzosi abiti, di pendenti, anelli e gioie: -Oh! come son brutta- diceva- come sto male vestita! Spero, mio Dio, che fra poco addiverrò bella agli occhi vostri, oh! quanto mi pesa questo fango della terra che indosso!- Ed osservando la sua tonaca ed altri sacri arredi che stavano in un canestrino sopra un tavolino, si accostò a quello facendo un bellissimo e commovente discorso sul disprezzo del mondo che trasse lagrime dagli occhi a quanti l’udivano. Eravi presente una giovanetta di Monterotondo, la quale provò tanta edificazione per il discorso e il contegno di Paola che sentendo in suo cuore, continuamente da quell'istante, desiderio d’imitarla, che giunta all'età conveniente, si fece essa pure Religiosa.

S'alzò frattanto lo zio, e chiamata a se Paola, rise alquanto in vederla così vestita ed adorna, e domandandole qual nome aveva pensato sostituire a quello di Paola,  -Maria Colomba di Gesù- risposegli essa, a cui lo zio facendo plauso: -Bello, bello-  soggiunse- mi  piace molto, avete ben pensato!-  credendosi fosse di sua volontà, non sapendo essergli stato suggerito da Gesù in una di lei visione che ebbe orando in sua camera vari giorni prima, sentendosi dire: «Ti chiamerai Suor Maria Colomba mia». Uscita di casa accompagnata dallo zio Arciprete, dalle tre terziarie di Monterotondo, dalle due verolesi e da varie amiche e alunne sue i scolare che aveva invitate la sera avanti, trovò nel borgo di Mentana tanto popolo che l’aspettava, che appena poteasi far fare strada all'accompagno, e tutti con le lagrime agli occhi e con mille benedizioni che le auguravano da Dio,  l’accompagnavano al Convento un miglio distante, con tanta festa e allegrezza devota, che era un commovente spettacolo a vedersi. E:-Donde a me- diceva piangendo- tanto amore e tanta festa? Io che sono la più vile creatura! Oh! se sapessero chi son io- diceva alle vicine-  mi fuggirebbero!-  E così con atti di profonda umiltà arrivò al Convento dei Frati dove tutti stavano per riceverla.

Mirava essa nel viaggio la tonaca che portava nel canestro avanti di lei un giovanetta vestita da Angelo, e fissandovi l'occhio Paola diceva:- Fra poco ti indosserò, e passerà questo tumulto, e butterò questo fango che porto-. Si fecero avanti tutti i Religiosi tutti i Religiosi e fra questi P. Lodovico la incontrò per primo: -Quanto sei brutta-  le disse-  cosa porti in dosso? - Arrossì Paola a queste parole  e rispondendogli: -Se son brutta, fate dunque presto a vestirmi dei miei abiti, e sarò bella agli occhi del mio Sposo Gesù: e dov'è questo mio sposo? Lo voglio vedere-; sollecitato così il passo entrò in Chiesa e fissando subito gli occhi sul Sacro Tabernacolo adorò profondamente l'Augustissimo Sacramento, vero Amore e Sposo, il più bello, più vago, il più amabile. Sembrandole sentire una voce  che le dicesse:-Veni Columba mea, veni  dilecta mea- ; stette  un pezzo prostrata ad adoralo, ed alzatasi volle riconciliarsi, accusando le vanità che portava, per non aver altro che dirgli, e consolatala il Confessore,  riprese animo e pace.  Incominciando pertanto la Funzione nell‘intonarsi il "Veni Creator Spiritus", parve a Paola si aprisse il Cielo e scendere Gesù con la SS..ma Vergine accompagnati da uno stuolo    d’Angeli, e nell’atto che appoggiò il capo sul petto del Sacerdote per lasciarsi tagliare i capelli, parevale sentire , la volontà spogliata da ogni vanità del secolo ed ambizione.  Fuori:di se lasciavasi spogliare dalle secolari vesti, mentre il Sacerdote la vestiva del nuovo abito e le Terziarie .. compivano, la vestizione, non questi vedeva ma Gesù      in persona, la Vergine con l'assistenza degli Angeli e due Cherubini ai lati che giudicò S. Michele Arcangelo e l'angelo suo Custode, quasi umili assistenti alla sacra funzione. Appena vestita del sacro abito sperimentò, mortificazione di tutti i suoi sentimenti, ricevendo chiara luce come doveva portarlo e rispettarlo, ed in udir quelle parole: “Accipe cingulum super lumbos tuos in signum castitatis et continentia”. Esperimentò in quell'istante fortezza nei lombi per istar lontana da ogni impura macchia di senso. Nel ricevere lo scapolare, le si rafigurò  una furia di tribolazioni, che esperimentò leggeri e soavi alla considerazione di doverle soffrire per amore del suo Sposo Gesù e nel ricevere il “focato” sentissi purificata e adorna di onestà e quando le fu posto il soggolo intese essere quella la custodia dei sensi, e lo stimolo  alla bella virtù, e all'atto che le fu posto il velo sentissi come ricoperta di un regal manto che la faceva Sposa al suo Gesù.  Sentissi poi ricompensata di tutte le sue mortificazioni e penitenze nell'atto che le fu imposta la corona.  Che dirò quando le fu dato il Crocifisso in mano? oh! la vista di amore fu mai quella! Cuore a cuore, faccia a faccia, membra a mebra tutta si unì in modo che lunga pezza se ne stette fuori dei sensi dando chiaramente a divedere conversare in amorosi colloqui con , il diletto suo Sposo. Finalmente impugnò il cero acceso, e allora sentissi scendere al cuore una celeste fiamma che le additava la strada per non incorrere nelle tenebre e per essere guidata nella Carità, Umiltà e di ogni altra virtù acciò più atta  si fosse resa ad illuminare il suo prossimo nei veri misteri della vera Cattolica Fede. Terminata la Vestizione e comunicata  delle carni immacolate del Celeste suo Sposo, fu si unito il di lei spirito a quello di Gesù, che il corpo restò mobile solo  all'esterno operare, insensibile poi al vedere all'udire ed in ogni altro senso. Intonato finalmente il "Te Deum" fu presa in mezzo a due Terziarie e si ordinò la processione intorno al Convento passando per la selva,  parevasi,       scrive essa:- Addirittura tutta celeste, non capivo se camminavo  sopra la terra o se ero portata dagli Angeli, ed in quel tempo non mi accorsi del numeroso popolo concorso.  Parevami solo di           essere in mezzo ai cittadini del cielo con ai lati Gesù e Maria.-  Fatto il giro si tornò  in Chiesa e compiute le Sacre Cerimonie incominciarono le congratulazioni dei Religiosi e del popolo a cui non potè corrispondere sentendosi insensibile a quanto le succedeva intorno.

Alla voce del P.Lodovico si riscosse, il quale corso a lei tutto acceso e rubicondo: «Oh adesso sei bella» le disse « adesso mi piaci» a cui ella:- Pregate dunque che io sia sempre bella a gli occhio del mio Sposo- .

La funzione fu di giubilo e consolazione per tutti, traendo lagrime di consolazione dagli occhi di ognuno che assisteva, e lo zio Arciprete ed i frati tutti piansero pure di tenerezza, e , congratulandosi questi secolei, diceva loro che ringraziassero il Signore per tanta misericordia usatale, e lo pregassero perché le donasse grazia per corrispondere da buona Religiosa.

Compiute ancora queste civili ed urbane dimostrazioni, in. mezzo alle religiose di Monterotondo e seguita dall’innumerevole popolo s’incamminò. verso Mentana per ricondursi a casa: molti uomini restarono invitati a pranzo nel Convento, che lo zio a sue spese aveva ordinato, intrattenendosi egli pure, e molte donne andarono al pranzo allestito in casa. Per la strada diceva essa alle sorelle Terziarie non parerle toccare con i piedi in terra e giunta a casa, prima sua cosa fu buttarsi a terra nella sua camera appiè del Crocifisso suo Sposo per ringraziarlo del  dono fattole e supplicandolo di perseveranza.

Venuta l'ora del pranzo,. Suor Maria Colomba di Gesù fu posta a capo della tavola in Mezzo a due Terziarie,  e molte altre donne amiche e scolare le fecero corona nella stessa tavola ed in altre per la moltitudine ivi accorsa. Congratulandosi secolei, facevano molta allegria senza mai rimuoverla dall’interno suo e raccoglimento e dagli amplessi amorosi dell'anima sua con Gesù Vero sposo celeste. Si buttarono dalle finestre, e piatti e fiaschi e bicchieri per allegrezza e per sommo stupore di tutti si vedevano percossi in terra, e si udivano ripercuotere sopra i  sassi, senza rompersi affatto. Cosa significa questo, diceva la gente stupefatta, come mai il vetro e la terra non si rompe?  E buttando altri bicchieri, altre bottiglie per farne esperimento, li vedevano insieme illesi. Ma questa è cosa straordinaria, ripetevano. A cui Sr  Colomba:- Ma non v’accorgete che le nozze di Gesù non bisogna festeggiarle come quelle del secolo!  Il  mio Sposo vi fa vedere che questi sponsali, non sono di quella fatta, e perciò simili allegrezze non istanno bene  e Egli non  le vuole.  Si raccolsero di nuovo e vetri, e terraglie illese e si riportarono in casa con. devota  meraviglia di tutti.  Vennero poi tutti gli uomini che avevano pranzato al Convento e ricominciarono le congratulazioni, ed ebbero ben donde meravigliarsi ed edificarsi nell’udire il successo che trasse di nuovo lagrime di tenerezza. Dopo essa ancora insensibile fra tanto rumore, cenni di ringraziamenti per l'amore che tutti le addimostravano,  partì ognuno ammirando l'insensibilità, o dirò meglio l'estasi di Sr. Colomba.  Si congedarono pure molto edificate le tre religiose Terziarie e due  secolari di Monterotondo,  piangendo di consolazione, ne saziandosi di baciarle chi le mani,  chi l'abito, chi ancora il volto; e ben conoscendo il grado di santità a cui era giunta nella poca età di soli 22 anni, ne presagiva grandi cose nell’avvenire.

Rimasta sola con lo zio Arciprete, avvisò essa si riordinasse la casa,, aiutando ella pure le donne di servizio, e compiuto tutto visitò il SS.mo Sacramento in Chiesa e si rinchiuse in sua camera dove spiegando la piena degli affetti suoi appiè del Crocifisso vero Sposo,  non risorti che la mattina veniente.

Tutti i plausi e le allegrezze che le faceva il popolo di Mentana, solea dire che non per riguardo suo ciò avveniva, non conoscendo donde tanto affetto, ma lo attribuiva a riguardo dello zio che era Arciprete e questo nasceva dalla grande umiltà e bassezza che di se aveva concepita, mentre il popolo di Mentana  l'amava teneramente per la rara di lei virtù.