Capitolo XV-
Arrivò finalmente il giorno in cui doveva Paola portarsi di nuovo a Mentana per istanza dello zio Arciprete, ed il Padre, sebbene con dolore ve la rimandasse, lasciando così la famiglia e le amiche fra lagrime di dolore, riscuotendone poi altre di allegrezza dalle amiche mentanesi che ebbero nel rivederla ritornare di nuovo tra loro. Per istrada se mirava il cielo, se contemplava i prodotti della terra, se udiva il canto degli augelletti, tutto era argomento per lei di magnificare l'Onnipotenza e Provvidenza Divina, ed assorta in belle considerazioni veniva accusata dal Padre di sonnacchiosa, accadendo di farlo parlar solo lungamente, senza averne risposta alcuna. Avvenne che dopo alcuni giorni dal suo ritorno a Mentana, le capitò fra le mani un libricciuolo in cui lesse, essere buona, anzi ottima cosa dividere la giornata in più periodi per fare orazione e pratiche di devozione e di esercizio negli obblighi del proprio stato.- Tosto approfittò essa di si buona lezione, e chiesto perciò lume a Dio, parevale sentire ima voce interna che tutta le ripartì la giornata. Appena sveglia, alzava perciò la mente a Dio ringraziandolo dei benefici ricevuti nella notte, e si metteva alla di Lui presenza; scendeva poi dal letto, e modestamente e sollecita si vestiva, dicendo fra se: Dio mi vede, e perciò siccome avrei sommo rossore mavesse a veder qualcuno, così meno Dio, che mavendo a giudicare, m'abbisogna gelosa custodia. Appena vestita buttavasi a terra avanti al Santissimo Crocifisso, adorando in quello Dio vivo e vero, Uno e Trino; baciava la terra ricordando che siccome di quella tratta, in quella doveva risolversi, e alzatasi prorompeva in aspirazioni e giaculatorie continuando in orazioni vocali, facendo atti di offerta di petizione e di riconoscimento. Queste compiute, leggeva la meditazione sulla Passione di Gesù Cristo riportandone tanto lume e giubilo che restava come estatica; ché come si disse altrove, tanto l'interessava, che parevale vedere Gesù nell'orto, e flagellato e coronato di spine e Crocifisso, parendole persino udire le voci dei Giudei che lo beffeggiassero e bestemmiassero. Fatta la meditazione usciva di camera e scendeva alla Chiesa per una porticciuola interna, e fatta la visita a SS.mo Sacramento e chiestagli la Santa Benedizione, ritornava in casa per allestire, mettere in ordine ogni cosa: stirava, spolverava, preparava il fuoco e la colazione all'Arciprete, e tornando di nuovo in Chiesa per assistere alla Messa, riportavasi poi in casa per apprestare la colazione allo zio, facendola ella pure, se non era per lei giorno di digiuno, accadendo di sovente in onore di molti Santi. Allestita la casa, dava di mano ai lavori d'ago, ed appressandosi il mezzo giorno ritornava alla cucina, e preparava la tavola. Appena pranzato scendeva alla Chiesa e visitato il Santissimo e richiestagli la S.Benedizione, scopava di nuovo, lavava i piatti e posto il tutto in ordine, ritornava all'ago o a qualche altro lavoro fin verso l'Ave Maria: a quest'ora ritornava alla Chiesa per la Sacra Visita e Benedizione, e poi preparava la cena. Terminata questa ritiravasi in camera, ed inginocchiata ai piedi del suo altarino, ripeteva le orazioni vocali, poi lamentale sopra i Novissimi, supplicando infine la Vergine, i Santi Protettori e lAngelo Custode ad assisterla. Le accadeva sovente che inginocchiatasi appoggiava la testa alla sponda del letto, e si rialzava da quella positura dopo molte ore, ed anche qualche volta al nuovo giorno, e svegliatasi poi non sapeva se avesse dormito o pregato tutta la notte, alzandosi con tanta soavità e dolcezza nel cuore che non sapeva se più in questo mondo la si fosse. Né rimettevasi poi a letto, che ricominciando le orazioni mattutine, proseguiva il suscritto esercizio della giornata, come appunto avesse riposato e dormito saporitamente, disfacendosi in lagrime di commozione e tenerezza nel vedersi così favorita da Dio. Avvenne ancora che leggendo altro libricciuolo, rilevò che per far bene lorazione mentale, bisognava entrare nell'orto, la di cui chiave la teneva Maria e, non arrivando ad intendere fosse questo il raccoglimento di spirito, -Signore,- diceva, -fatemi entrare in quest'orto, io voglio vedere almeno questorticello-. Credevasi propriamente fosse un orto; e che la Madonna ne tenesse la chiave presso di se, e l'Angelo Custode poi potesse intercedere questa chiave da Maria, come misteriosamente stava scritto in quel libro. Cominciò a provare un'angoscia dentro di sé, che dando in ismania: -Come farò,- diceva- per entrare in quell'orto per far bene le mie orazioni? Oh! sé potessi un poco entrare! Maria, Mamma mia, voi tenete la chiave, e perché non me la date? Beate quelle anime che entrano in quest'orto! Gran bella cosa dev'essere quest'orto!- Così scopando, rifacendo i letti, e lavando i piatti, tutto il suo pensiero era in quell'orto, scongiurando la Vergine a darle la chiave e supplicando l'Angelo Custode ad intercederla dalla sua Maria, portarla a lei, e accompagnarla dentro l'orto. -Angelo aio benedetto, fratellino mio, me natemi dentro all'orto dell'orazione, perché io la voglio far bene: ditele alla mia Mamma che vi dia la chiave, voi pigliatela poi venite a condurmi dentro; ma vedendosi cosella desideràva, essere esaudita, davasi in dirotto pianto, bagnando fazzoletti di lagrime. Così con santa. semplicità cercava Paola la chiave dell'orticello. e non s'accorgeva che già vi stava dentro, e ne coglieva i più dolci e maturi frutti. Raccontare io ancora come dagli esercizi di casa sapesse Paola tirar frutto con la continua meditazione. Prendendo la scopa per mettere da parte la cenere, diceva: -Signore, io scopo il focolare ma voi scopate dal mio cuore la cenere del vizio che mi cela il fuoco vostro Divino- ed in allora scoperto il fuoco naturale che stava sotto la cenere, sentivasi tutta infiammata di Divino Amore con tanta soavità che tutta veniva mettendo la legna e soffiando per accenderla: -Oh! guarda -diceva- per accendere questo fuoco bisogna prima tirar la cenere, poi unire i carboni accesi, poi catastarvi sopra le legna e poi soffiarvi per averne la fiamma! Gran belle cose! Dio mio, avete insegnate all'uomo per suo utile! Ma guardate- continuava a dire- come a poco a poco la fiamma s'innalza, come consuma la legna, come sparge calorico; e come trascurato e senza la mia assistenza si spegne di poi, e tutto si riduce in cenere! E come non coprendo bene i carboni con la cenere, quanti si spegnano pure e addivengono freddi, e più non sì fuoco alla mattina per riaccenderlo! Oh! mio Dio, queste sono cose tutte vostre! - Allora udiva una voce interna che così le diceva:- Considera qui, Paola, chi sia Dio, considera che così, sta coperto il fuoco del Divino Amore nel tuo cuore, ma perché è velato con la cenere di qualche difetto, ancora non, si accende, ma se tu cominci a scoprire, salirà il fuoco in fiamma e sentirai che è amore, spandendo sulla tua anima raggi infuocati.- Con questi pensieri si poneva poi a lavare i piatti, a scopare, a pulire la casa con un silenzio si perfetto che appena respirava per restar tutta concentrata nel suo Dio. Unaltra mattina, nello scoprire i carboni accesi sentiva la solita voce dirle: -Così, così devi scoprire il fuoco che sta nascosto nel tuo cuore; caccia da questo ogni affetto terreno, che come cenere te lo copre, e solo desidera Dio che lo troverai. Il fuoco però non voleva accendersi, onde abbisognò che Paola saffaticasse per soffiarvi contro, rimovesse la legna, ed aggiustasse meglio, ed essendo verdi e facendo fumo fu costretta aggiungervi seccarelle e foglie per accenderlo, sfiatandosi a soffiare, che poi la fiamma si sviluppò e si elevò. Allora la solita interna voce le disse: -Tira riflessione e paragona qui all'anima superba che ha un poco damor di Dio, ma non ha umiltà, onde soffia con la comparsa e fa fumo con le opere senza fuoco e senza fiamma: questa sta in pericolo che finisca spegnersi quel poco di Amore che sente, se non fatica come tu hai fatto con l'aggiungere e seccarelle e foglie e fiato, finirà tutto con un nortal freddo-. Paola mirava il fuoco e diceva piena di stupore: -Oh! Dio, liberami dall'essere io così verde come questa legna per la superbia, e che questa mi avesse da spegnere il vostro fuoco nel mio cuore, Signore, non fa che sia così-. Allora quella voce le rispose: -Dunque fatica, rinnova spesso desideri di Amor di Dio,, accresci seccarelle e foglie e leva il verde-. A cui Paola: -Questi desideri li accrescerò, ma come devo accrescere e seccarelle e foglie? Io non intendo-. Ma accadendo che in quel giorno praticò atti di carità verso il prossimo, che patì qualche incommodo con pazienza, e che tollerò serena qualche avversità, allora udì la voce che le disse: -Ecco le foglie, ecco le seccarelle che aiutano ad accendere le legna verdi e fanno fuoco e fanno fiamma e questa sale in alto. E Paola: -Ebbene, farò del tutto per tenerlo acceso senza fumo e per far fiamma, ma il soffio quale sarà?- a cui la voce: -Il soffio è lo Spirito Santo!- e Paola: -Come l'avrò?- Invoca il Divino aiuto, chiamalo spesso e non ti mancherà- Sentissi in questo Paola tanto accesa di amore a guisa di fuoco che tutta parevale avvampare e prorompendo in esclamazioni : Dio mio, quanto siete grande e buono inverso le vostre creature! Possibile abbiate da amar tanto gli uomini! e dallora in poi non lasciò momento in cui non invocasse il Divino Spirito in ogni occorrenza, e con tanta fede, che mai le mancò aiuto nelle sue necessità. Un'altra mattina mentre accendeva il fuoco sentì la stessa interna voce che così le disse: -Vedi, Paola, questo fuoco che accendi? Tutto deriva dai carboni accesi, in questi si fa figura Dio Padre, vedi come dai carboni si accendono le legna? In questi, si figura il Signore Gesù Cristo, vedi come i carboni e le legna producono la fiamma? In questo si figura lo Spirito Santo. Oh! le belle cose, rispondeva Paola estatica, come mai questo? a cui la voce rispondeva: -Dal Padre procede il figliuolo e da ambedue lo Spirito Santo. Così dai carboni si accendono le legna, e dalle legna e dai carboni nederiva la fiamma e tutte e tre le cose assieme formano una cosa sola che che è il fuoco, come le tre persone realmente distinte formano la Trinità che sono tre persone ed un solo Dio-. Paola restò così assorta in queste parole interne che era rimasta come una statua con gli occhi fissi sul fuoco, e riscossa poi, camminando, lavorando, mangiando sempre ripeteva: Oh! Padre, oh! figlio, oh!. Santo Spirito, SS. ma Trinità ma chi ti può intendere! . In tal guisa Paola veniva istruita e guidata da Dio ed in ogni cosa operava per essa; sempre considerava le cose intimamente udite, serbando in silenzio così profondo che pareva nessuno si muovesse in quella casa. Eravi in una camera un piccolo finestrello, da dove si vedeva il Sacro Ciborio, e Paola ad ogni momento correva a quello e, fissando gli occhi sul Tabernacolo, sfogava con il suo Dio Umanato e fatto per amor degli uomini volontario prigioniero, con mille giaculatorie e mille affetti. Qui desidererei io leggessero le giovani del secolo, che impazzite dietro un vano amore, le mille volte corrono sfacciatamente alle finestre, per vagheggiare ed essere vagheggiate da uno sciocco amante! Qui bramerei, ripeto io, leggessero ed imitassero questa cara creatura che elettasi ed innamorata del vero Bene, qual sitibonda cervetta correva alla fonte per dissetare gli amorevoli affanni, corrispondendo all'amore di un Dio che ci lasciò detto: felicis mee esse com filii hominum (n.d.r. felicæ mea esse cum filiis hominum.). Alzato poi dal letto lo zio, gli rassettava la camera, spesso correndo ad apprendere qualche orazione dai devoti libri che trovava sulla scrivania, apprendendo in quelli mille dolcezze immense. Annichilita di tanti divini favori, corrispondeva Paola con tutta sollecitudine, perché migliorando di giorno in giorno lo stato di sua salute, andava intraprendendo le solite penitenze come avvisammo nei capitoli scorsi; indossò di nuovo il cilicio, aspergeva di cenere e di polveri amare i cibi per renderli disgustosi al palato, aggiungendone ancora altre nuove. -Amate il Signore- diceva- amatatelo, o sorelle: quanto è buono e dolce la-vorare e faticare con Dio!- Diceva questo, quando veniva dalle amiche interrogata come riuscisse tanto esattamente nelle molte faccende di casa che sola aveva a disbrigare. Stando d'inverno qualche volta al fuoco, e sentendo raccontare cose di Dio e dei Santi, restava come estatica, ed abbisognava la scuotessero le compagne, né bramando darsi a divedere, diceva loro che il fuoco le procurava molta sonnolenza, ma con il tempo accorgendosene quelle, santamente invidiose restavano edificate. Nel mangiare in tavola, stava con un ginocchio sulla sedia ed un piede in terra, per sentire incommodo, e corretta dallo zio, avendosi lo facesse per atto villano, rispondevagli assomigliare a sua nonna che pure in tal guisa faceva. Lavorando costumava tenere canzoncine sopra il cuscinetto, e con un occhio all'ago con l'altro alla stampa, cantava sulla Passione del Redentore, e sulla conversione della Maddalena, o sull'anima condannata, interrompendo il canto sovente con sospiri e lagrime, o compatendo le pene di Gesù, e bramosa d'imitare la Maddalena, e abborrendo il peccato per cui l'uno si danna. Di rado accostavasi al fuoco, offrendo al signore il tormento, che soffriva per il freddo, ed essendo solita ogni anno soffrire di geloni nei piedi e nelle mani, essa per sentir maggior dolore, tergeva fortemente il sangue con un panno, grasso di stoppa che spremevale dai tagli maggior copia di sangue con atroce dolore. Spessissimo correndo, come si disse, al finestrino che comunicava con la Chiesa, faceva ogni volta la Comunione Spirituale, ritraendone infinito frutto di allegrezza di spirito. Tanta era la modestia che praticava, che non solo con gli uomini ma con le donne ancora parlava tenendo alla loro presenza gli occhi bassi, e tanto restavano le persone edificate che non cessavano di ammirarla trovando sempre nuovo argomento per prolungare secolei i discorsi. I peccati suoi tutti si riducevano fin qualche atto di impazienza per correggere da piccola i fratelli e compiuto a quell'età il fallo suo, comeché di naturale impetuoso, accadendole occasione d'inquietarsi, faceva forza a se stessa, restava come una statua senza parlare, e il cuore palpitandoìe per timore di offendere Dio: le persóne che le avevano dato occasione, meravigliando la stimavano e si correggevano con il di lei silenzio: conosciuto poi essa che l'impeto era passato, davasi dolcemente ad ammonirle, esortando alcune di non mormorare, o riparando il danno recato al prossimo con i cattivi discorsi: e se accorgevasi o sapeva che qualche persona fosse in peccato, allora facendoli conoscere la grave offesa di Dio, l'ammoniva, fino a tanto che non l'aveva condotta a penitenza, e ritirandosi in camera supplicava il Signore per quella, e la compassionava se non riusciva lintento. Così il popolo di Mentana, fortunato di avere si cara fanciulla ritraeva edificazione ed ammaestramento nelle cose di Spirito. |