CAPITOLO III-
L’Arciprete di Moricone, che era ancora il Sig. D. Pompeo Tosì, era solito ogni anno in tempo di Quaresima insegnar la Dottrina Cristiana a quei fanciulli che doveano per l’età idonea far la Prima Comunione, e Paola ,sebbene non matura per l’età, la conobbe però l’Arciprete capacissima si per l’indole che per le virtù ad essere ammessa a questo Banchetto di Paradiso. Non è a dirsi la di lei gioia all’avviso che le dié l’Arciprete, e neppure è a dirsi quanta e quale fosse la sollecitudine e la diligenza che adoperasse nel concorrere alla Dottrina e nell’attendervi per disporsi al ricevimento di un tanto Sacramento.. Ogni giorno apprendeva nuovi documenti e tutti se li imprimeva nella mente quanti dall’Arciprete le venivano spiegati, e tornata a casa li ricordava tutti e si esaminava intorno al cattivo vivere ( come essa diceva ) che fino allora aveva menato, ed ogni giorno facendo proposito di emendarsi recitava varie preghiere genuflessa ai piedi del suo altarino supplicando la Madonna e il suo caro Bambino perché la facessero buona. Per istruirsi meglio in questo apparecchio della sua prima Comunione aveva posto l’occhio sopra due buone giovani di Moricone e cercò ogni possibile mezzo per accostarle e tornarle sue amiche quantunque di età maggiore di lei ed essendovi riuscita, le pregò ad istruirla, dicendo loro desiderarlo, perché doveva comunicarsi, a cui queste aderendo, la ricevevano in casa loro e le ripetevano la Dottrina, trattenendola in loro compagnia parlando al di lei spirito. Notò che le sue due Maestre ed amiche, quando stavano in Chiesa avanti ai SS.mo Sacramento, praticavano una devozione e modestia singolare, ed essa mirandole sott’occhi cercava d’imitarlo, credendo vedessero Gesù Cristo, gli parlassero ed ottenessero risposta: cercando poi di mettersi nella stessa posizione e fissando gli occhi al SS.mo Sacramento, invitava Gesù che venisse a parlarle, s’angustiava per non poterlo vedere, provava però intima consolazione e ripigliando animo,. Prolungava l’invito, e la santa orazione. Da quell’epoca cominciarono a maggiormente nausearla le fanciullaggini e le odiava benché le avesse vedute praticate dalle coetanee, e disponendosi così alla sua prima Comunione, le dava il Signore interno ritiro che molta a Lui l’univa, e provando nello spirito sommo dispiacere d’aver letto tanti peccati, com’essa diceva, non si perdeva però d’animo perché sentiva in se ardente desiderio di mutar vita, di ben operare e di farsi santa. Questi pensieri poi, movendola ad allegrie interiori fissava l’immagini della Vergine e del Santo Pargoletto, e sembrandole sorridere in risposta ai suoi desideri, sentivasi per la gioia sbalzar il cuore e terminava col baciarli e ribaciarli: se potrò comunicarmi, diceva, allora si che vedrò il mio Gesù, oh! Che bella fortuna sarà la mia! Oh! Benedetto giorno sarà per me! Così Paola pascolava la mente e il cuore, così disponevasì alla sua prima Comunione. Il Signore però prìma di. Comunicarsela, la volle alquanto tribolare per farle conoscere quanto puro e mondo abbia ad avere il cuore chi Lo riceve, ed il timore e tremore che è necessario per ricevere un tanto Sacramento. S’andava ella angustiando per i peccati commessi per ciò che aveva udito dirsi dall’Arciprete ne tempo della Dottrina e dalle sue buone compagne, le quali di tratto in tratto le andavano ricordando che per ben comunicarsi bisognava portare a quella celeste mensa un cuore da Angeli, abbisognava essere puri dì cuore e di utente, e bianchi in tutto come la neve: ed essa considerando i falli commessi, e credendoli enormi, così si esprimeva: era grande il timore ch’io provavo, perché riconoscevo d’aver peccato, e non sapevo come portare all’Altare un cuore puro e bianco come la neve, io tremavo da capo a piedi ma pregando ed umiliandomi, dicevo al Signore che io mi sarei fatta buona, ed era mio desiderio di farmi santa, ed in. Queste mie promesse, in questi miei sfoghi accompagnati da lacrime mi sentivo calmare il timore e tremore, e venivo entrata a confidare in Dio. Ritornavano poi i timori; finché dormendo la notte mi pareva che uomini bruttissimi, i quali io giudicavo demoni, mi minacciassero d’involarmi: vedevo intanto pigliavano ragazze e le mettevano dentro caldaie che ardevano al fuoco, e accostandosi uno di quei demoni a me, invocai i nomi SS. Di Gesù e Maria e subito se ne funghi. Gridando io mi svegliavo con paura tra le che tutta io tremavo e mi trovavo bagnata di sudore, e facendomi il segno Croce invocavo Gesù ad aiutarmi a non offenderlo ma il e a perdonarmi le mie colpe passate per farmi pura come era necessario per riceverlo nel mio cuore Allora io sentivo come uno dentro di me il quale mi diceva: Vedi se tu peccherai,. Sarai presa da quegli orrendi uomini e tormentata, guardati dunque di non peccare. Udendo. Poi in quelle apparizioni notturne alcune ragazze, da lei conosciute, prese dai demoni e tormentate, svegliata, conoscere avere il Signore, mostrato a lei lo stato infelice dell’anima di quelle, e andando sollecita a trovarle, raccontava loro i sogni avuti, e le esortava con santa carità ad esaminare bene le loro coscienze ed a star lontane dal peccato dicendo loro: Beata l’anima che fa conto dei buoni stimoli che le dà il Signore,.e tenete per certo, sorelle mie, che quantunque siano miei sogni, pure posso assicurarvi che sogni del tutto non sono, e voi teneteli come stimoli, per avvisi del Signore. È da notarsi, come scrive essa, che le ragazze vedute in quej luoghi erano ragazze di sospetta onestà, e qualcuna poi volle approfittare di buon grado degli avvisi di Paola, emendando la propria condotta. Avendo poi frequentato la Dottrina per tutta la Quaresima, giunse finalmente, ricca di molte cognizioni, e ciò che più conta, di molte buone mportunità, alla vigilia del giorno più bello che essa. Risplendesse, Voglio dire il giorno di Pasqua di Resurrezione in cui doveva unirsi la prima volta al Sacramento del suo Signore. Si confessò il sabato stessa, che con la Divina Grazia procurò dir tutti i suoi difetti al Confessore, e ne sentì enne dimostrò grande dolore, dolore che tutta la sciolse il lacrime ed è in gemiti. L’Arciprete, che ascoltò la sua confessione ebbe a cogliere anche: I frutti delle sue fatiche, che ne giubilò nello scorgere tanto dolore, tante lagrime, tanta umiltà e rossore in confessare sì lievissime colpe: era rossore e vergogna che non le impediva dirle francamente, ma che solo la umiliava e la faceva accostare al tribunale di Penitenza tutta confusa, tutta contrita: che ben dava a vedere il bassissimo concetto che aveva di se, e la grande idea che aveva di Dio che essa chiamava grandemente offeso |